Media vita in morte sumus
Novembre 14th, 2008
Eccomi di ritorno! Avendo preparato un intervento di musica sacra per una serie di incontri sulla fede cattolica, volevo pubblicarlo in quanto lo ritengo degno di stare sul mio blog. Peccato che non possa fornirvi anche i brani da ascoltare…
Quest’anno a quanto pare il Natale è iniziato anche prima del normale, cioè prima dell’1 novembre… in quanto panettoni e torroni si trovano nei supermercati già dal 15 ottobre.
Forse complice la crisi finanziaria, forse la scellerata volontà consumistica di saltare a pié pari un periodo di riflessione per l’uomo e per la natura stessa che in questi giorni si “riposa e muore”; sta di fatto che il mese di novembre, che una volta era dedicato ai morti e in senso lato alla coscienza di non essere eterni su questa terra, ormai sembra diventato un mese d’Avvento.
Magari tutti, o quasi, abbiamo fatto visita ai nostri cari al cimitero o pensato a loro il 2 novembre, ma poi ecco che la vita di tutti i giorni ritorna prepotente e ci fa attendere con ansia il prossimo periodo “di riposo”, coincidente con le festività del Natale.
Oltre ai motivi prettamente legati al vivere la fede che ognuno di noi più o meno pratica, può la musica aiutare lo spirito ed accompagnarlo nello stretto percorso di “pensare la morte” come un passaggio piuttosto che come una disgrazia? E’ possibile anche oggi, che abbiamo paura di entrare negli ospedali per non vedere la sofferenza, accettare con serenità il fatto che noi ed i nostri un giorno non ci saremo più?
Di sicuro la musica sacra nei secoli accompagna l’evoluzione del pensiero di fede e si fa carico di ribadire i concetti fondamentali di questa, ed ecco quindi che nei brani che vado a presentare, distanti fra loro un periodo di 800 anni, i concetti di “non essere eterni” e di morte intesa anche come liberazione dalle sofferenze terrene (quindi con un’accezione positiva in fondo!) sono vivi e presenti e fanno comprendere come, quando un tempo si dava il giusto peso al bene ed al male, la vita fosse in fondo meno costellata di ansie e attese tragiche.
Aver perso il concetto di morte come naturale passaggio ci fa vedere questo momento come un tuffo in un baratro, ed è una cosa che effettivamente spaventa.
Il primo brano proviene da un manoscritto scoperto di recente a Gerusalemme ed attribuito alle messe dei cavalieri Templari, cantato magistralmente dall’Ensemble Organum, in cui appunto come dice il titolo, si ribadisce che “nel mezzo del cammin di nostra vita” siamo “nella morte”, cioè sempre vicini ad essa e sempre a rischio di incontrarla da un momento all’altro, chi allora se non Iddio può salvarci dalla morte eterna (quella che in effetti dovrebbe spaventare di più un cristiano)?
Il secondo brano proviene dal Requiem di Gabriel Fauré, un compositore a cavallo tra il 1800 ed il 1900 e, con la magistrale delicatezza per cui il compositore è famoso, trasforma la preghiera di liberazione dai peccati di un morente in un dialogo commovente tra egli e Dio, sottolineato splendidamente dal coro finale.
Due brani quindi che poco hanno a che vedere con la tristezza, ma che invece sottolineano la serietà e la serenità del credente nell’abbandonarsi al grande mistero della morte.
Anonimo – Chant des Templiers (Ensemble Organum) – Media vita in morte sumus
Non sempre ci è dato sapere tutto ma proprio tutto di ogni cosa, a volte bisogna prendere gli avvenimenti per quelli che sono e le cose per come ci sono date. Con questo spirito pubblico una delle mie ultime composizioni risalente a marzo 2008 e il cui titolo è un po’ una sciarada (ma di quelle difficili).
Eccomi di ritorno dopo il viaggio in Spagna e dopo aver tradito un poco il mio blog con la nuova esperienza su Facebook…(a proposito se volete aggiungermi cercate il mio nome e cognome…)
