Una serata con Philip
Sabato, Luglio 15th, 2006
A volte i sogni si avverano.
Immaginate che uno dei vostri tre compositori (o artisti) preferiti dia un concerto a 10 Km da casa vostra.
Immaginate di andarci.
Immaginate di avere l’occasione dopo il concerto di stringergli la mano e dialogare con lui…
A volte i sogni si avverano!
Dal primo momento in cui ho saputo che Philip Glass sarebbe giunto a Frascati per tenere un concerto mi sono sentito in bisogno di entrarci in contatto fisicamente e non solo dalla base di un palco. Milioni di frasi diverse con cui avrei aperto il dialogo mi frullavano in mente, portandomi a sceglierne una, che riporterò solo alla fine di questo articolo. Che cosa avrei provato? Io che cerco da molto tempo paragoni fra la sua musica e le situazioni di vita reale, frenetiche o ripetitive, dolci o innervosenti, come le note di Philip Glass. Io che almeno una volta al giorno ascolto o ripenso alle sue composizioni più disparate mentre faccio bagni di folla alla stazione Termini o guardo la silenziosa Roma dal mio paese.
Insomma, avete capito, non stavo più nella pelle una volta terminato il concerto: dovevo parlargli, o perlomeno dirgli almeno la frase che avevo scelto. Insieme al mio amico Jan abbiamo tentato questa impresa coraggiosa, subito ostacolati da una bugiarda signorina dello staff che ci aveva assicurato che Philip dopo il concerto se ne era fuggito a bordo di un taxi…Ma chi ci credeva? Io sono un po’ musicista e so che i musicisti dopo i concerti se ne vanno a cena! Così tornammo un po’ sui nostri passi, ma dopo pochi metri, il miracolo…
Philip Glass stava scendendo dalla parte opposta, e noi siamo corsi subito dietro. Arrivati sul luogo in cui si era fermato, ho deciso di chiamarlo con l’unico appellativo che gli rendesse giustizia: Maestro! Il Maestro si è subito volto verso di noi ed io gli sono corso incontro a mano tesa, stringendo la sua nell’arco di pochi istanti…
Philip Glass è un vero saggio, tranquillo e aperto come tutti i saggi e non ha disdegnato alcuna mia parola. Che serata! Ma il tempo era scarsisssimo e qualcuno lo stava aspettando in auto, così, un po’ la fretta, un po’ l’emozione, non ho avuto il modo di farmi firmare un autografo né di avere una foto con lui! Adesso che ci ripenso questa cosa mi fa rabbia, ma troppo dolci sono comunque il ricordo e le sensazioni provate in quei pochi istanti.
Quanti pensieri e quante emozioni, quante attese e quante verità si sono concentrate nella frase con cui mi sono presentato: “Maestro, your music is me; it doesn’t look like me, it’s me!”
Potete trovare qui alcune foto che ho scattato durante il concerto, con Glass al piano.
Il titolo di questo articolo vuole essere una sintesi di questi ultimi giorni della mia esistenza terrena, anche perché è tanto che non scrivo e non so quanti di voi sono rimasti fedeli al blog o comunque quanti sono aggiornati sulle mie ultime novità.










