Non è ancora Natale!!
Domenica, Novembre 12th, 2006
Una cosa che secondo me contraddistingue la vita di un credente di qualsiasi religione da chi non crede, sta nella divisione del tempo, dell’anno, in periodi in cui si celebra o si riflette su argomenti diversi da momento a momento. Esempi di questo tipo sono la Quaresima, il Ramadan musulmano, senza escludere i riti delle religioni animiste in cui ci si concentra, che so, sulla fertilità o sulla morte.
Questa divisione dell’anno in periodi, in ricorrenze, insegna all’uomo i limiti che ognuno di noi ha e ci ricorda non solo che il tempo passa, ma anche che i pensieri ricorrenti dell’umanità sono da sempre gli stessi; promuove in questo senso l’umiltà.
La religione “ufficiale” delle tv e delle grandi marche, dopo la festa del rinnovo autunnale del guardaroba, prevede la ricorrenza del Natale zuccherato e ad obbligo di regalo per far girare l’economia. Quindi già dal 1 novembre si dà libero sfogo a pubblicità con babbo Natale e le vetrine son piene di colori della Coca Cola.
Ma, che ci piaccia o no, novembre è il mese in cui siamo chiamati, da cristiani (che riempiono le statistiche e non le chiese), a riflettere e considerare il mistero della morte. Dopo lo sfoggio di teschi e fantasmi per la nuova festa italiana di Halloween, novembre è tutto un mese che ci ricorda la fine: il sole rimane in cielo per poco, i raccolti non ci sono, il tempo è in generale uggioso e le foglie sono ormai tutte cadute.
Non è però in questo clima di tristezza indotta che siamo chiamati a contemplare l’obbligato passaggio, ma con la serenità di chi ammette i propri limiti, a cominciare proprio dal proprio tempo limitato. Al giorno d’oggi non si parla mai di morte, se ci provi fra amici tutti si grattano, ti dicono che abbiamo così poco tempo per vivere, perché pensare alla morte? Sarebbe da rispondere che abbiamo così poco tempo per amare, ma questo è un altro discorso.
I funerali sono relegati alle ore del pomeriggio in cui c’è meno gente, perché guai a funestare il tempo di tutti con un carro funebre; uno dei problemi più diffusi a livello psichico nell’opulenta società odierna è il panico da morte, che fa la felicità dei produttori di ansiolitici e spezza la vita molto prima del tempo dovuto. Vi sembro esagerato?
Chi si interessa di storia, anche recente, sa benissimo che un tempo la morte era una compagna costante nella vita di tutti i giorni; si moriva per una polmonite o per una ferita, la mortalità infantile era alta (a mia nonna ne sono morti tre…) e molte altre cose ancora. Oggi la morte ci sembra una cosa inaccettabile, che non dovrebbe esistere e che ci mette i bastoni fra le ruote, che arriva sempre al momento meno opportuno, e che stupisce.
Per questo vi invito a riprendere il senso delle cose della vita, anche dell’ultima cosa, affinché ci accorgiamo che il “sistema” non è quello dei governi degli uomini, ma quello dei tempi intrinseci della Creazione, che a tutti dona momenti di massimo splendore così come il ritorno alla polvere, per la vita di chi ha diritto ad esistere dopo di noi.

