Il nuovo Medioevo
Sabato, Marzo 31st, 2007
Tra le tante cose che un appassionato di storia dovrebbe sapere, e spesso sa, quando si accosta allo studio di questa disciplina, è che molto frequentemente i libri di storia attuali sono influenzati dal taglio e dall’approccio dell’epoca in cui si vive, e che inoltre la storia non di rado viene scritta e tramandata dai vincitori.
Con queste premesse risulta facile capire perché il Rinascimento prima, e soprattutto l’Illuminismo poi, ci abbiano tramandato una visione delle età di mezzo come di secoli bui, in cui il progresso è stato frenato da un uomo tutto intento a fare guerre e pesantemente schiacciato dalla religione. Così da bambino ho imparato che l’uomo del medioevo è stato più di mille anni a fare il contadino o, se gli andava bene, il soldato, che non faceva che versare tributi al signore locale e che aveva paura del giudizio di Dio o di Allah e non si permetteva di “progredire”.
Al giorno d’oggi queste credenze sono tuttora diffuse, ma gli scaffali delle librerie finalmente si riempiono di illustri lavori da parte di storici non meno illustri (uno per tutti J. Le Goff), che rendono giustizia a tutti questi secoli da cui provengono molte delle realtà politiche e sociali che conosciamo ad oggi. Si impara che l’uomo del medioevo non era meno girovago di quello dei giorni nostri, che le divisioni di religione conoscevano anche luoghi e momenti di esemplare tolleranza (vedi S. Francesco alla corte del nipote di Saladino o la città (allora araba) di Toledo che ospitava in un clima fervente uomini delle tre principali religioni di allora), che la tecnica agricola e la logistica economica fecero un bel balzo in avanti rispetto ai secoli di dominio romano; si impara inoltre che il medioevo era pieno di uomini di pensiero e che il rispetto verso i propri limiti era di gran lunga più frequente di quello dei giorni nostri. Il medioevo ci ha lasciato anche un’ottima produzione musicale, anch’essa riscoperta da poco (ancora nel 1960 si riteneva una musica minore).
Certo, i signori erano sempre in tensione fra loro a caccia di titoli e terre, e le Crociate presentarono davvero momenti di rara cruenza, ma risulta difficile pensare che dal 700 al 1400 l’umanità abbia fatto solo di queste cose.
Quali sono allora i secoli bui? Quelli delle invasioni barbariche? Eppure anche quei popoli hanno contribuito all’Europa e hanno recato un vento di novità e di progresso. A mio umile avviso non esistono “secoli bui”, anche perché l’Europa non era tutta omologata dalla Lusitania alla Lituania; le differenze di progresso c’erano e, così come oggi, il nostro continente era sede e culla di apporti diversi da parte di culture diverse, che in fin dei conti danno un vero progresso.
Non continuerò troppo su questo argomento poiché mi sono ripromesso di scrivere post brevi sul mio blog, ma invito tutti al dibattito e soprattutto allo studio delle meraviglie che questa epoca così lontana ed affascinante ancora ci regala; penso che questo sia il momento giusto, libero da pregiudizi e false credenze tramandate da chi ci ha preceduto.
Colgo l’occasione del mio spazio per rilanciare una saga 
