Archive for Aprile, 2007

Per chi ancora mi segue…

Giovedì, Aprile 26th, 2007

Ecco il terzo capitolo della saga di post sugli ultimi avvenimenti interiori e le direzioni da me prese in virtù di questi. Precedentemente ho parlato della passione per il medioevo, i cavalieri e due nazioni che nel mio cuore rappresentavano molto bene queste cose: Gran Bretagna e Spagna.
Ebbi la fortuna di visitarle in due anni successivi, rispettivamente 1997 e 1998, grazie alla magnifica opera di azione giovanile che l’allora parroco don Mario portò a Montecompatri; in pratica nelle estati di questi due anni, a bordo di un Fiat Ducato abbiamo girato mezza Europa, e devo ammettere che la sensazione di “mangiare” l’asfalto km dopo km è ben più intensa del viaggio immediato in aereo…
Comunque, il viaggio in Inghilterra ed Irlanda fu un successo, dovunque mi girassi c’erano castelli e cavalieri, inoltre avevo appena finito la maturità e quindi l’atmosfera era davvero speciale (fu in quella occasione che conobbi per la prima volta le Pringles). L’anno successivo, il programma prevedeva la Spagna del nord e del centro con le stesse modalità, ma, solo per me, l’esito del viaggio fu nettamente peggiore.
Infatti ebbi la mia primi crisi totale, fisica e mentale, proprio in un caldo pomeriggio ad Avila, a metà viaggio esatto. Qualcosa in Spagna non funzionò, ed ora a distanza di anni posso capire perché, sta di fatto comunque che al ritorno a casa non sarei più stato lo stesso; un oscuro periodo mi si parava dinanzi. Poi la Spagna cominciò ad essere per molti la nuova Amsterdam, e tutti quelli che sentivo parlare al loro ritorno dalla penisola iberica non facevano che dirmi di quanto avevano bevuto, di quanto avevano fatto casino, ma mai una parola sui posti che avevano visto e sulle sensazioni provate. La Spagna insomma diventò di moda (ed io odio le mode), tutti scimmiottavano lo spagnolo o si facevano la sangria a casa.
Io coltivavo un odio sempre peggiore per questa nazione e per molti anni non mi sarei più interessato a nulla che la riguardasse, in ogni campo. Ma questa storia ha un finale positivo, che racconterò nel prossimo post, e che a mio avviso mi ha insegnato molto; per ora vi lascio riflettere sulla potenza dell’oscurità, necessaria e, da me per primo, ingiustamente ed in modo errato rigettata.

Ruy, el pequeño Cid

Domenica, Aprile 22nd, 2007

Nel 1984, tornato da scuola e con lo stomaco pieno, nel silenzio improvviso del primo pomeriggio, quando i genitori dormono e il mondo sembra fermarsi, amavo sdraiarmi sul divano ed accendere la tv (in bianco e nero). A quell’ora c’era Ciao Ciao e tutti i cartoni animati che hanno allietato la nostra infanzia.
Tra tutti, uno mi rimase impresso a fuoco nella mente e nel cuore, la storia di Ruy, un bambino castigliano del XI secolo, destinato a divenire da grande il Cid Campeador. Era davvero un bel cartone animato, il protagonista non ne voleva sapere di studiare e pensava solo a procacciarsi avventure in cui essere eroe, cavaliere, sempre rigorosamente all’aria aperta; insomma, per un bambino di 6 anni come me era tutto quello che si poteva chiedere dalla vita!
Chi mi conosce lo sa, il mito della cavalleria ha determinato tutta la mia crescita e la mia vita attuale, passando tramite le LEGO dei cavalieri, racconti medievali, giochi di ruolo e videogiochi, influendo anche sulle mie prime composizioni musicali e sulle scelte di viaggio rigorosamente europee; Gran Bretagna e, guarda caso, Spagna fra le mete preferite (ma tornerò su questo argomento in futuro).
Nella recente sequenza di eventi che bruscamente mi hanno fatto riallacciare pensieri e parole al Cid ed alla Spagna in generale, ho avuto la voglia di rivedere questo cartone animato; estenuanti ricerche in internet alla fine hanno approdato ad una ragazza che possedeva la versione originale in DVD in lingua francese, essendo quella italiana mai riprodotta. Oggi questi dvd si trovano a casa mia ed ogni giorno una puntata di Rody le petit Cid (eh sì, i francesi cambiano tutti i nomi…) allieta il mio cuore da bambino e mi fa capire tante cose sul mio cammino di scelte e preferenze del passato.
Di questo cartone animato ricordo solo il finale, tra l’altro semitragico alla maniera dei cartoni giapponesi dell’epoca, ma devo dire che è bastato da solo ad insegnarmi molto; per chi non lo ricordasse riporto questo link dove poter rivedere la sigla in francese, con le musiche dei mitici Guido e Maurizio de Angelis

Ego Ruderico

Sabato, Aprile 14th, 2007

Un nuovo corso esistenziale mi si profila dinanzi, una sorta di riappacificazione con un oscuro passato. Vi basti questo per ora, e seguitemi nella prima tappa di questo cammino.
Circa un mese fa mi recavo in libreria per acquistare un volume che parlasse di battaglie navali o qualcosa a che vedere con la marina militare di tutti i tempi; pur cercando parecchio non trovai nulla di interessante, così stavo per andarmene, quando l’occhio mi cadde su un libro marrone con una miniatura di uomini d’arme medievali in combattimento.
Il libro in questione era El Cid, storia del nobile cavaliere Rodrigo Diaz, scritto da Richard Fletcher; la mia antica passione per questo personaggio, la cui origine illustrerò in un prossimo post, mi ha spinto senza dubbi ad acquistarlo…ed ho fatto davvero bene!
Questo gustosissimo libro, frutto di una ricerca storica ventennale, finalmente dopo quasi mille anni riesce a presentarci El Cid per quello che era; lo storico presenta per metà volume tutto il mondo antecedente e coevo al Cid, lo stato dettagliato della penisola iberica e tutte le propaggini storico-geografiche che l’avevano portata alla situazione di allora (intorno agli anni 1000-1100). Dopo un intero capitolo dedicato a luci ed ombre delle fonti, nella seconda metà del libro parte la descrizione storica ed epica della vita di questo mercenario con la solita dovizia di particolari, dagli inizi alla corte del re di Navarra fino alla totale indipendenza da sovrani arabi e cristiani, quando con il proprio esercito entra trionfante a Valencia. Un vero freelancer dell’epoca, non certo l’eroe cristianissimo che secoli di mitizzazione spagnola ci regalavano fino a pochi decenni fa, ma di sicuro un vero avventuriero.
Ma cosa ha a che fare un cavaliere iberico con me? La risposta sta nella mia infanzia (addirittura!), e non la dipano in questo post (more to come…), ma mi ha fatto molto piacere sapere che questo insigne storico autore del volume in fondo si è dedicato con passione alla figura di Rodrigo Diaz de Vivar a causa di un libretto di racconti per bambini che da piccolo suo padre gli regalò.
Ai più curiosi, agli appassionati, a chi vuole leggere un libro storico curatissimo, questo volume è consigliato al 100%. Come al solito, basta chiedere!