Chi ha paura di Tamerlano?
Conosciuto casualmente grazie alla lettura di uno speciale della rivista Medioevo sulle crociate, da pochi mesi seguo avidamente l’opera ed il pensiero di Franco Cardini, a detta degli specialisti uno dei massimi medievisti italiani contemporanei. Trovo il suo stile a metà strada tra il divulgativo e l’ostico tecnico degli storici, e questo contribuisce molto alla resa finale dei saggi che ho letto, nel senso che si ha la sensazione, per uno come me che di storia sa poco o nulla, di aver davvero imparato qualcosa di serio, soprattutto dal punto di vista di quella parte di storia che si occupa non solo di date ma di analisi della società nei tempi.
Ho voluto provare, anche per affrontare in modo più rilassato gli argomenti storici trattati, a leggere il suo secondo romanzo storico dal titolo “Il signore della paura”, basato sul viaggio realmente avvenuto di Don Rodrigo Clavijo come ambasciatore del re di Castiglia Enrico III alla corte del “terribile” Tamerlano, all’epoca conosciuto con il nome di Timur Beg; l’autore affianca al viaggio di questo cavaliere castigliano quello fittizio di due cavalieri fiorentini che hanno un conto in sospeso fra di loro, ma per il resto è tutto storicamente fedele.
In effetti questo racconto più che come romanzo storico andrebbe definito come un libro di storia romanzato, in quanto è ricchissimo di dettagli non solo riguardanti gli avvenimenti dell’epoca (siamo al 1404), ma anche riguardanti gli usi e costumi dei popoli assoggettati a Tamerlano e abitanti la Via della Seta (ah, averlo letto quando ero ancora Master…), le pietanze preparate e servite dalla Spagna a Samarcanda, gli usi religiosi cristiani e musulmani mescolati ai pagani ancora resistenti tra i popoli più antichi e riaffioranti tra quelli più “civili”.
Una lettura gustosissima per chi ama questo periodo storico, ma anche per chi ama l’oriente misterioso che qui viene presentato nella sua interezza di un tempo, che ci fa capire perché si siano creati tutti questi bei miti sulla terra del sole che sorge. Ci si rende conto di come l’Europa all’epoca fosse un piccolo formicaio di gente in continua crisi di potere, in confronto ai vastissimi imperi tartaro e soprattutto cinese, che all’epoca ci consideravano, giustamente, dei barbari.
Insomma, non è proprio per tutti, ma questo libro va letto e interiorizzato, parla in fondo anche delle nostre radici storiche che al giorno d’oggi tutti sembrano rinnegare. Non è “noioso” come un libro di storia e non è vuoto come un sacco di romanzi che puntano solo a tenere alta la suspense del lettore per il “salto finale” delle ultime pagine…


Luglio 6th, 2007 at 10:13
Se definisci un’altra volta noioso un libro di storia giuro che la prossima volta che ci vediamo io, te e la mia spada faremo un piccolo discorsetto privato
Tornando seri, di questo libro ne avevo sentito vagamente parlare e dalla tua descrizione sembra molto interessante. Direi che come impostazione è simile a due romanzi di Eco, “Il Nome della Rosa” o “Baudolino”, anche se soprattutto nel secondo caso accanto agli eventi storici realmente accaduti (il libro è ambientato nel periodo di Federico I Barbarossa con tanto di Lega Lombarda, fondazione di Alessandria, Terza e Quarta crociata etc.) l’autore dedica molto spazio anche alla descrizione dei miti e delle leggende del periodo, prima fra tutti quella del mitico Prete Giovanni, che avrebbe dovuto essere alla guida di un regno cristiano situato in Asia oltre i territori dell’Islam.
Luglio 6th, 2007 at 10:29
Sono pronto a prestartelo…