Archive for Dicembre, 2007

The Mercy Seat

Giovedì, Dicembre 20th, 2007

La questione terribile della legittimità della pena di morte è tornata attuale per me per una coincidenza tra un cd acquistato e l’ultima moratoria dell’ONU di questi giorni contro la suddetta pena. Mi sembrava quindi opportuno condividere alcuni miei pensieri riguardo la pena di morte e soprattutto i sentimenti che mi ha suscitato questa esperienza musicale di cui sto per parlarvi.
Inutile dire che la pena di morte, per quanto adottata in molte nazioni (a proposito, due stati degli USA se ne sono appena tirati fuori), è un retaggio del passato che si è dimostrato inutile come prevenzione dei crimini peggiori, peggio ancora quando viene applicata per crimini di media entità (tipo lo sfruttamento della prostituzione in Cina ed altre cose simili). Non è la paura di morire che ferma la mano di assassini in tutto il mondo e l’ONU per fortuna sta cercando di puntualizzare proprio l’inutilità (per mezzo di statistiche) e il dubbio sulla legittimità di una giuria di decidere per la vita o la morte di un essere umano.
Tutti quelli che hanno visto il Miglio Verde ricorderanno la brutalità della descrizione della morte per sedia elettrica, soprattutto la scena in cui al condannato non viene bagnata la spugna in testa che dovrebbe facilitare il passaggio di corrente, e le colonne di fumo che uscivano dal collo del malcapitato. Una sensazione simile l’ho provata ascoltando una canzone interpretata dalla sempiterna stella della musica americana Johnny Cash.
L‘autore, famoso per aver cantato soprattutto di gente comune, contadini e condannati con un amore unico per le storie vere di gente vera si è cimentato nella reinterpretazione di un brano di Nick Cave, the Mercy Seat, in cui un condannato a morte per sedia elettrica racconta l’esperienza di questa tragica fine in maniera mistica e terrena. Di seguito riporto il testo della canzone, che a me fa venire i brividi; se in qualche modo riesce a colpire anche voi, allora vi consiglio di ascoltare questo brano di J. Cash facente parte dell’album American III: Solitary man, dove al terribile testo si associa una musica altrettanto terribile, da togliere il fiato.
Questo a sottolineare come anche l’arte, che è espressione del sentimento umano, può dire la sua in un tema che sembra legato sempre a scelte solo politiche od umanitarie, nella speranza che la moratoria diventi a suo modo legge e che in tutto il mondo si capisca che la condanna per un reato debba servire di esempio a chi lo ha commesso e a chi vive intorno ad esso, e mi sembra molto difficile che qualcuno possa imparare qualcosa dalla propria morte.

Potete ascoltare il brano cliccando qui (grazie The Pine!)

It all began when they took me from my home
And put me on Death Row,
A crime for which I am totally innocent, you know.

I began to warm and chill
To objects and their fields,
A ragged cup, a twisted mop
The face of Jesus in my soup
Those sinister dinner deals
The meal trolley’s wicked wheels
A hooked bone rising from my food
And all things either good or ungood.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this weighing of the truth.
An eye for an eye and a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I’m not afraid to die.

I hear stories from the chamber
Christ was born into a manger
And like some ragged stranger
He died upon the cross
Might I say it seems so fitting in its way
He was a carpenter by trade
Or at least that’s what I’m told

My kill hand’s tatooed E.V.I.L.
Across it’s brother’s fist
That filthy five!
They did nothing to challenge or resist.

In Heaven His throne is made of gold
The ark of his Testament is stowed
A throne from which I’m told
All history does unfold.
It’s made of wood and wire
And my body is on fire
And God is never far away.

Into the mercy seat I climb
My head is shaved, my head is wired
And like a moth that tries
To enter the bright eye
I go shuffling out of life
Just to hide in death awhile
And anyway I never lied.

And the mercy seat is waiting
And I think my head is burning
And in a way I’m yearning
To be done with all this weighing of the truth.
An eye for an eye
And a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is burning
And I think my head is glowing
And in a way I’m hoping
To be done with all this twisting of the truth.
An eye for an eye and a tooth for a tooth
And anyway there was no proof
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is glowing
And I think my head is smoking
And in a way I’m hoping
To be done with all these looks of disbelief.
A life for a life and a truth for a truth
And I’ve got nothing left to lose
And I’m not afraid to die.

And the mercy seat is smoking
And I think my head is melting
And in a way that’s helping
To be done with all this twisting of the truth.
An eye for an eye and a tooth for a tooth
And anyway I told the truth
But I’m afraid I told a lie.

Malta prima volta

Lunedì, Dicembre 17th, 2007

In virtù dei bassi prezzi praticati dalle compagnie aree di questi ultimi tempi, un appassionato di storia e geografia europea non può farsi scappare l’occasione di visitare le isole di Malta e Gozo. Numerosi strati storici ricoprono queste isole, da templi anteriori alle piramidi egizie e perfettamente conservati fino ai bombardamenti, le cui tracce sono ancora visibili, degli italiani e dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Malta conserva un pezzetto di ogni epoca vissuta, si trovano automobili del periodo comunista, fortificazioni e chiese del periodo in cui i Cavalieri di S. Giovanni governavano uno dei bastioni più famosi della cristianità, usanze di pitture su barche che risalgono all’epoca dei fenici, i cannoni che non spararono a Napoleone, resti romani e nomi di città arabi. Veramente una delizia al centro del Mediterraneo, a testimonianza della lunga storia della nostra civiltà.
Le strade sono perlopiù in pessime condizioni, si guida a sinistra e bisogna stare molto attenti; il mare è splendido, i paesaggi naturali eccezionali (soprattutto nell’isola di Gozo), le persone sono cordiali e la lingua parlata è la più strana ed assurda che abbia mai sentito. Per il resto è un posto che risente molto del dominio inglese perdurato dal 1820 circa al 1960 o giù di lì: la colazione è a base di sausages e beans, uova strapazzate e succo d’arancia, si trovano le cabine telefoniche e le cassette postali rosse che troviamo anche a Londra, si parla un ottimo inglese ed uno strano italiano.
A Malta sono anche estremamente religiosi: in questo periodo di Natale molte famiglie costruiscono il presepe o l’albero o qualsivoglia addobbo in finestra, in modo che possa essere visto dall’esterno, e questo rende ancora più suggestiva l’atmosfera di attesa di un lieto evento; inoltre le chiese sono splendide, barocchissime, ma non in modo esagerato come potrebbero essere quelle spagnole
Malta significa per me molto di più, e per comprendere appieno ciò di cui parlo dovremmo aspettare ancora qualche post su questo blog; per ora posso solo dirvi che, casualmente scelta come meta per un week-end alternativo, quest’isola si è trasformata nel centro di una nuova vita per me, di una direzione differente e stabile che ho deciso di intraprendere da circa un mese e che presto potrò rendere pubblica. Non è niente di estremamente complesso o particolare, si tratta solo di qualcosa che riesce a rendermi felice in quanto stringe i nodi creati in tanti anni e cristallizza in sé il sogno di sempre.
Questo vuol dire che ci tornerò spesso! Per ora godetevi una galleria di foto selezionate che potete trovare qui

Ego quoque

Mercoledì, Dicembre 5th, 2007

Cari amici, anche io ho ceduto al lato chiaro dell’informatica ed ho acquistato da una settimana un oscuro MacBook nero.
C‘è poco da fare, queste macchine funzionano e funzionano benissimo; era tanto tempo che qualcosa legato all’informatica non riusciva a smuovermi più di tanto, diciamo dai tempi di Xwing vs. Tie Fighter. A pensarci bene uno non dovrebbe essere affatto sorpreso di aver acquistato qualcosa che funziona… ma purtroppo i lunghi anni di Windows, soprattutto legati a programmi craccati, virus ed altre amenità, ci avevano fatto dimenticare che il computer è una macchina, un utensile, e che quindi dovrebbe aiutarci a risolvere i problemi piuttosto che a crearne di nuovi. Quante notti passate a configurare schede video, lettori cd e sistemi operativi open e closed source?
Certo, come ogni cosa di qualità, il prezzo da pagare in termini economici non è stato certo leggero, ma sono tutti soldi spesi bene; per quello che possiedo potrei dimenticarmi di comprare altre cose per mesi. Su questo MacBook c’è davvero di tutto, è una spada di velocità e non crasha mai. Cosa possiamo chiedere di più ad un personal computer?
Il problema principale secondo me legato ai prodotti Apple è che ti viene voglia di averne sempre di più, e questo potrebbe rivelarsi pericoloso per il portafogli; ma il prezzo un po’ più alto della media ti spinge a chiederti se quella cosa che vuoi ti serva davvero, e spesso la risposta, in fondo, è no.
La cosa più interessante per ora è che qualunque domanda mi venga in mente, o meglio qualunque funzione di un programma per Mac che mi chiedo se esista, esiste davvero; una solida base Unix legata ad una grafica all’avanguardia e mai rallentata, pur avendo una scheda video condivisa, è davvero il massimo per chi vuole finalmente rilassarsi e gioire di fronte allo schermo di un portatile.
Tra l’altro, il fatto di averlo sempre con me mi fa ripromettere di aggiornare spesso questo blog, quindi datemi ancora fiducia e tornate a trovarmi presto, ci sono almeno un altro paio di cose che bollono in pentola, non legate al Mac, e di sicuro più importanti che potrò rivelarvi solo dal 17 Dicembre…sarete pronti?