Pasquetta con Martina
Mercoledì, Aprile 15th, 2009
A nessuno di noi è mancato di osservare e compatire la recente tragedia del terremoto che ha colpito e sconvolto gran parte della popolazione abruzzese, dovunque in questi giorni mi trovassi sentivo parlare di morti, cemento, piani antisismici, ricostruzioni, responsabilità, paure e rassegnazione, speranze e spirito di iniziativa. Abbiamo di colpo dimenticato di lagnarci della crisi economica, perché di fronte a queste cose un poco anche l’impotenza e i limiti dell’umanità (che si crede al di sopra della Creazione troppo spesso) ci fanno stringere intorno a chi soffre e smettere per un po’ di pensare solo ai nostri problemi.
Saprete anche che tra le tante famiglie che hanno perduto la casa si trova quella di una mia collega, ma soprattutto carissima amica, Martina, che negli anni ho imparato ad apprezzare per la sua forza (tipica abruzzese) e onestà, per la sua semplicità in ogni cosa. Inutile dire che nei primi giorni non sono riuscito a pensare ad altro che al dramma suo e della famiglia, la sentivo al telefono dapprima sconvolta, poi giorno dopo giorno sempre più fiduciosa, forte anche degli aiuti che in tempi non tanto lunghi sono riusciti ad arrivarle.
Così, in barba alle raccomandazioni di premier e governi, ho deciso di passare la “Pasquetta” con la sua famiglia, insieme ad altri colleghi e pezzi della mia famiglia allargata, per poter toccare con mano lo stato delle cose e poter riabbracciare lei e le persone che ama. Quello che segue è un breve resoconto della giornata di lunedì, con tanto di galleria fotografica, un video e considerazioni personali.
Il viaggio è stato breve e sgombro da qualsiasi intoppo o rallentamento, ho addirittura trovato parcheggio prospiciente il campo dove è alloggiata Martina; all’arrivo da lontano L’Aquila sembrava una città niente affatto sconvolta dal terremoto, con le case intatte, ma man mano che ci si addentrava si vedevano lesioni gravi e meno gravi, o addirittura crolli totali. A quanto mi è stato detto da lei e dal suo ragazzo sembra che il terremoto abbia operato una sorta di “selezione”, colpendo duramente alcuni palazzi (o parte di essi) e lasciandone totalmente intatti altri, un po’ come un fulmine che segue il suo percorso e scarica la potenza solo lungo la sua strada.
Il campo era molto ben fornito, la Protezione Civile lucana e friulana era presente in forze ed avevano addirittura allestito una succursale di un Autogrill (smontata però a fine giornata) in cui degustare caffé, dolci e tutto quello che si può trovare in un bar. Le tende non avevano ancora l’impianto elettrico “privato”, ma mi hanno detto che proprio oggi hanno risolto anche questo problema. Di sicuro non mancava la componente umana, ed anche tra gli stessi ospiti non si notavano tristezze troppo profonde; in questi casì la solidarietà tra chi soffre del medesimo problema la fa da padrone, per quanto sappiamo bene quanto ognuno di loro intimamente soffrisse per aver perso una parte importantissima della propria vita, per fortuna in molti casi solo materiale.
Infatti poco dopo siamo andati a vedere la sua ex abitazione, un palazzo per metà violentemente scosso e per metà no, comunque assolutamente inagibile, dove abbiamo incontrato il gatto di casa e nessuno in casa. Le profonde crepe, i tondini del cemento armato piegati e la formazione di una voragine sotterranea lasciano poco spazio alla consolazione o alla speranza.
E da lì un breve giro nei dintorni ci ha mostrato palazzi costruiti pochi mesi fa con crepe a X e case interamente crollate, anche in questo caso la natura selettiva del terremoto si vedeva tutta; siamo stati fermati anche dai carabinieri (eravamo 6 in auto) ma la presenza di una ragazza del posto con noi è bastata a non far scattare l’accusa di sciacallaggio (sto esagerando ovviamente…)
Per quanto avessimo con noi vari avanzi del pranzo di Pasqua, l’abbondanza dei viveri ha permesso alla Protezione Civile di offrire il pasto anche a noi “turisti solidali”, e dopo un poco di rigatoni e spezzatino, insalata e vino Frascati siamo tornati alla ex casa di Martina, in quanto erano sopraggiunti i pompieri per recuperare alla sua famiglia qualche oggetto indispensabile o importante; Martina è riuscita a farsi salvare il PC ed il diploma di Laurea in Scienze Ambientali, che io so essere uno dei suoi motivi di orgoglio più forti (oltre al fatto di essere Aquilana).
Un nuovo giro in auto della città ci ha mostrato ulteriori rovine, soprattutto ai bordi del centro storico (inaccessibile), le mura storiche della città sembravano essere state colpite da proiettili di cannone non esplosivi, a tratti sembrava un set di un film ambientato nel tardo rinascimento; ferite comunque che facevano soffrire anche chi come me non era nato e vissuto in quei posti. C’era parecchio movimento di persone ed auto, vari campi e tanta gente in giro, e poi siamo arrivati ad Onna, il paesino raso al suolo che ogni telegiornale ha descritto in tutte le salse.
Ma essere lì era così diverso dal vederlo… siamo stati bloccati quasi subito, ma sono bastati pochi metri camminati per capire quanto potesse essere stato violento il sisma in quel luogo. Tutto intorno la bella valle dell’Aquila, i monti sereni e gli alberi gemmati creavano una cornice ad elevato contrasto con quello che contenevano, era come osservare fiori calpestati qua e là con violenza in un ridente prato fiorito, e sono sensazioni che si provano raramente.
La giornata è terminata con tanta gioia di essere stati insieme ed un poco di imbarazzo nei nostri cuori, noi che saremmo di lì a poco tornati a dormire nei nostri letti di sempre mentre altri vengono costretti a scegliere pochi oggetti da salvare da portare con sé nel futuro. Mi sono chiesto “che cosa salverei della mia casa?” e la risposta è stata un flusso di pensieri così intenso e confuso che ho dovuto desistere; certo, l’importante è salvare la vita, ma solo lunedì mi sono reso conto di cosa significhi veramente un terremoto, i documentari ed i libri di testo non rendono bene l’idea: un terremoto dapprima per un breve periodo scuote le case, poi i cuori per un periodo più lungo, ma mette in moto anche la solidarietà, ci fa di colpo dimenticare i problemi di tutti i giorni e ci fa sentire di nuovo membri della grande famiglia umana. Ma non dovremmo attendere i terremoti per gettare i ponti fra le nostre stupide solitudini, per questo ho capito che vivere ripiegati su noi stessi e non accorgersi di chi ci è vicino è un crimine grave quanto costruire case antisismiche che poi vengono giù alla prima scossa.
Dunque restiamo vicini a questa gente, anche quando le telecamere se ne saranno andate ed i politici avranno avuto i loro vani momenti di gloria, anche quando le grida dei nostri problemi quotidiani tenteranno di soffocare ciò che abbiamo provato in questi giorni.
Qualche mese fa un improvviso tumore ha portato via in poco tempo la zia paterna di Silvia, Anna, a cui tutti eravamo legati per il suo carattere e la sua spontaneità nei rapporti umani. Sicuramente avrete appreso questa notizia a suo tempo, e davvero ci sono poche parole da dire di fronte a casi come questi.
