Back to Bosnia
Giovedì, Settembre 24th, 2009
L‘alba che vidi nell’agosto 2001 in arrivo a Spalato da Ancona è di quelle che non si possono dimenticare: cielo blu profondo ed una miriade di isole nere come la pece ad interrompere le venature rosso fuoco del sole che sorgeva. Ma di quel viaggio non dimentico soprattutto l’ingresso in Bosnia, per raggiungere Sarajevo in una mini missione di sostegno e ricostruzione di 15 giorni nel quartiere a prevalenza cattolica di Stup.
Non avevo mai visto dal vivo ciò che resta di una guerra, anche a distanza di cinque anni le case lungo la strada erano ancora sventrate dall’artiglieria ed i muri crivellati da proiettili di ogni genere; la stessa città di Sarajevo era in gran parte ingombrata da macerie come la vita degli abitanti era ingombrata da lutti e difficoltà a ricucire gli strappi.
La scorsa settimana sono tornato in Montenegro per lavoro, ma dal momento che i voli per Roma ci sono in media ogni due-tre giorni, ho avuto la fortuna di poter trascorrere il week-end in quella piccola nazione, che in parte avevo già visitato qualche mese fa sempre per motivi lavorativi. Recentemente però avevo avuto l’occasione di leggere il meraviglioso romanzo di Ivo Andric “Il ponte sulla Drina“, che appunto narra delle vicende della cittadina di Visegrad, attualmente in Bosnia, dove intorno al 1570 un visir dell’impero ottomano, originario di quelle parti, fece costruire un monumentale ponte, un’opera pia come si legge nell’iscrizione, che da quel giorno fa da cornice agli eventi personali e collettivi di chi vi abita.
A leggere quel romanzo ci si innamora del ponte e dei luoghi descritti, dei pregi e dei difetti degli abitanti, e la voglia di visitarlo sale sempre di più; così, lo scorso sabato io ed una mia collega abbiamo affittato un’auto in Montenegro e ci siamo imbarcati per questa piccola avventura di 600 km in una giornata.
I paesaggi che si incontrano sono splendidi, ma le case in Bosnia non sono tutte ricostruite, difficile appunto non ricollegare quello che ho visto dieci anni fa a ciò che tuttora si vede: una nazione martoriata, a due passi da casa nostra, che vive di attività da noi ritenute sorpassate; le industrie sono state in gran parte abbandonate o utilizzate come lager dal 1992 al 1995, ed attualmente non interessano ai grandi affaristi.
Ma il ponte era là, maestoso, solido, da 500 anni testimone di eventi felici o tragici, fatto saltare per ben tre volte e sempre risorto; e là c’eravamo anche noi, a sederci sul “sofà” ed ammirare la “porta” (c’è poco altro da fare a Visegrad), a respirare un pochino un’atmosfera così diversa dalla nostra, che chi ha vissuto non dimentica e che chi ha conosciuto ha voglia di provare ancora, per capire, per in un certo senso impossibilmente restituire ciò che è stato tolto.
Tornerò…
Finalmente, dopo mesi riesco a trovare la forza e l’ispirazione per ricominciare a scrivere sul blog, col preciso intento di farlo rinascere ed espandere con l’aiuto spero anche di voi lettori!
