Il quinto libro - Disonore Cimmero

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Il mattino successivo mi svegliai prima dell’alba e mi recai alla mensa della guarnigione. Lì incontrai Bernard, un ufficiale poitoniano che conoscevo di sfuggita che stava per smontare dalla guardia notturna ed approfittai dell’occasione per saperne un po’ di più sull’assalto del giorno prima. Il suo atteggiamento triste e depresso mi confermò nell’impressione che il morale della guarnigione fosse rimasto decisamente scosso da questo evento. Cercai quindi di rincuorare Bernard come potei, anche se, sapendo ciò che Eulio mi aveva rivelato, ciò significò mentire spudoratamente, qualcosa che non mi piace mai dover fare senza una necessità impellente. Nel mentre della discussione giunsero anche Gillen e Taryus e quest’ultimo mi ricordò di fronte a tutti che dovevamo andare a prendere il cimmerio. Ci incamminammo subito ed appena fummo abbastanza lontani dalla mensa rimandai indietro Gillen a prelevare del rancio per il prigioniero, facendogli dire al responsabile che esso sarebbe servito a me più tardi, e procedetti a ricordare a Taryus che l’incarico che avevamo accettato richiedeva la massima segretezza possibile. Sarà stata la rabbia che provavo nell’aver dovuto mentire a Bernard, ma usai un tono di voce più duro del necessario. In ogni caso Taryus convenne con me di aver commesso un errore e non ci furono strascichi a seguito di questa vicenda.

Una volta giunti da Godric decidemmo di dividerci per accelerare i tempi. Mentre Taryus e Gillen si occuparono di far mangiare il prigioniero per poi condurlo, legato ed imbavagliato, nella piazza d’armi, io mi recai nell’armeria per procurare un’armatura ed un’arma che questi potesse usare una volta fuori dalla città. Godric avrebbe dovuto essere la nostra guida in quei luoghi e non aveva senso aggirarsi per una terra pericolosa come la Cimmeria in compagnia di un guerriero non in grado di difendersi. Non trovai la spada a due mani che egli avrebbe preferito, del resto non eravamo in Nemedia dove un’arma del genere è di uso comune, ma in un avamposto del Gunderland, per cui la mia scelta ricadde sull’equipaggiamento di solito utilizzato dalle prime file di picchieri gunderlandiani: una alabarda, un usbergo leggero, un elmetto di metallo ed un piccolo scudo da fissare al braccio. Presi inoltre un secondo scudo, simile al primo, per sostituire quello che mi era stato infranto il giorno prima. Avendo preso ciò di cui necessitavo, mi recai quindi a recuperare Nikephorus. Una volta giunto nelle stalle, il responsabile mi informò che Eulio gli aveva richiesto un secondo cavallo per fare da cavalcatura a Taryus ed aveva selezionato quindi per questo compito il miglior cavallo da sella rimastogli, un baio di nome Batic. Presi nota della cosa e gli chiesi quindi di aiutarmi a far indossare la bardatura di cuoio a Nikephorus prima di uscire sulla piazza d’armi con entrambi i cavalli. Lì trovai Eulio in piedi accanto ad un carretto, trainato stranamente da ben quattro cavalli, che aspettava impazientemente il nostro arrivo: nonostante il giro che avevo dovuto fare, a quanto pare ero riuscito ad arrivare comunque prima degli altri tre, che si presentarono a loro volta pochi minuti dopo.

All’uscita dovetti nuovamente ostentare una falsa fiducia con la guardia: questi ci rivelò che Armenides era partito a sua volta quella stessa mattina ed il fatto che  le principali autorità religiose stessero abbandonando di corsa Venarium proprio il giorno dopo l’assalto dei cimmeri l’aveva giustamente allarmato. Cercai di rassicurarlo come potevo, ma il fatto era che in realtà egli aveva tutte le ragioni del mondo di essere preoccupato. Rimasi di umore nero per il resto della mattinata e sfogai in parte la mia frustrazione per lo stato delle cose su Gillen, che non perdeva occasione per “rafforzare l’impressione” che Godric fosse ancora un prigioniero assestandogli qualche calcio. L’ovvio risultato fu che quando raggiungemmo il punto concordato ed il cimmerio venne liberato, questi balzò subito addosso a Gillen e dovetti intervenire rapidamente per
separare i due prima che il tutto degenerasse in una rissa.

A parte questo incidente, nel punto d’incontro trovammo uno dei servitori di Eulio, che avrebbe assunto l’incarico di scortarlo nel resto del viaggio fino in Aquilonia. Prendemmo quindi gli ultimi accordi prima di andare ciascuno per la sua strada. I due cavalli anteriori del tiro del carretto, di cui a quel punto fu chiaro lo scopo, vennero staccati per diventare le cavalcature di Gillen e Godric, inoltre Eulio ci diede delle borse aggiuntive contenenti una tenda, delle razioni per due settimane ed una sacca con alcuni oggetti di poco valore del tipo che i Cimmeri amano barattare, principalmente boccali di varie forme e fatture. Ciò ci avrebbe permesso all’occorrenza di spacciarci come mercanti. Il sacerdote ci fornì inoltre un particolare che aveva omesso nella descrizione del giorno prima: nella visione della pozza, quella in cui Godric stringeva in mano il libro con noi altri tre dietro, aveva anche intravisto un qualche tipo di totem, composto dal teschio e dalle corna di un bufalo. Godric ci disse che si trattava del totem dei Murrogh, un clan con un reputazione di spietatezza e ferocia perfino tra le genti cimmerie. In risposta alle nostre domande, Godric aggiunse che i Murrogh erano un clan nomade dedito soprattutto alla pastorizia di cavalli e bufali e che attuavano di conseguenza una transumanza stagionale a seguito delle mandrie che allevavano. Ciò significava che essi non avevano un proprio villaggio “capitale” come altri clan, ma era noto che le loro terre di pascolo erano nella zona orientale della Cimmeria, oltre le colline di Goralia in quelle che erano note come Valli del Sangue. Dato che si trattava dell’unico indizio solido che avevamo, decidemmo quindi di andare in cerca dei Murrogh. Al momento di separaci Eulio ci disse che la maniera migliore per contattarlo se avessimo trovato il libro sarebbe stato quello di recarci ad Atzel, una città situata appena oltre il fiume Valkiar, lì dove iniziava il territorio del Regno di Confine. Il sacerdote locale di Anu era infatti un suo amico ed avrebbe provveduto a far arrivare ad Eulio il messaggio. Stabilito anche questo accordo, ci avviammo infine verso est.

Se qualcuno ci avesse avvistati durante il viaggio si sarebbe di sicuro fatto più di una domanda su chi fossimo: accanto a Taryus, che conduceva la sua cavalcatura con calma ed abilità portando ogni tanto la mano casualmente alla grande spada a due mani fissata dietro la sua schiena, avanzavamo sia io, in sella ad un grande stallone da guerra bardato, coperto dalla testa ai piedi con una armatura di maglia e piastre e con una roncola nemediana appoggiata sulla staffa destra, che Gillen, in groppa ad un piccolo cavallo da tiro ed apparentemente incapace di difendersi se non per la mazza che recava al fianco. Dinnanzi a tutti procedeva Godric, coperto da una maglia di ferro e di almeno una spanna più alto di tutti gli altri, ma allo stesso tempo anch’egli precariamente in sella ad un piccolo cavallo da tiro. Il contrasto era accentuato dal fatto che era apparente a chiunque lo guardasse che egli avrebbe preferito di gran lunga procedere a piedi piuttosto che in sella.

nullIl nostro viaggio fu inizialmente ostacolato dalla forte nebbia, ma verso metà mattina essa si diradò abbastanza da permetterci di accelerare il passo –più rapidamente ci fossimo allontanati da Venarium e dal suo assembramento di razziatori cimmeri e meglio sarebbe stato. Scegliemmo comunque un percorso che ci permettesse di minimizzare il rischio di imboscate, spostandoci da una cima all’altra delle colline e restando ben lontani dai boschi. Dopo un paio d’ore di questo viaggiare. avvistammo tre colonne di fumo all’orizzonte. Decidemmo di mandare Gillen e Godric ad investigare e presto Gillen tornò indietro segnalandoci l’assenza di pericolo. Eravamo capitati in mezzo ai resti di un accampamento cimmerio che era stato saccheggiato e dato alle fiamme e tutta l’area era piena dei cadaveri, alcuni dei quali coinvolti nell’incendio, di donne, vecchi e bambini. Godric ci spiegò che l’assenza di uomini era comprensibile, dato che tutti i guerrieri di Cimmeria erano stati chiamati a combattere sotto Venarium. Probabilmente, aggiunse, uno o più clan avevano evitato di inviare all’assedio tutti i propri uomini, approfittando dell’occasione per razziare i propri rivali. Non che potessero comunque agire impunemente, chiunque abbia visto una donna cimmeria maneggiare un’ascia sa bene quanto feroci esse sappiano essere in battaglia, ma ciò avrebbe comunque fornito loro un vantaggio decisivo sugli altri clan almeno fino al termine dell’assalto a Venarium. Una ricerca sommaria dei resti del campo non fornì nulla di utile, ma incappammo in compenso in una donna anziana che non era ancora completamente morta. Prima di spirare essa disse una sola parola: “Gorram”, il nome di un altro clan cimmerio. Si trattava del nome del suo clan, o di quello degli assalitori?

Non avendo alcuna ragione per restare decidemmo di allontanarci il più  rapidamente possibile da quel luogo. La razzia era avvenuta di recente, forse la stessa sera prima, per cui chiunque fosse stato era probabilmente ancora nei paraggi. Era ormai pieno pomeriggio quando stabilimmo di essere ormai fuori pericolo. Non che i pericoli non abbondino in Cimmeria, poco dopo  ci rendemmo infatti conto di essere inseguiti da un branco di lupi. Decidemmo che la strategia migliore fosse quella di affrontarli prima del calare del buio, per cui legammo rapidamente i quattro cavalli a formare un piccolo laager. e ci preparammo ad una difesa ad anello. Dopo che un paio dei lupi più intraprendenti furono uccisi dalle nostre lame, il resto del branco preferì allontanarsi e cercare prede più facili, e l’incidente si concluse con nessuno di noi che riportò nulla di più serio di qualche graffio.

nullIl resto del pomeriggio trascorse senza altri incidenti, ma in compenso fummo assaliti da un’altra delle tante “bellezze” della terra cimmera: un gran fortunale che ci costrinse a fermarci ed a trascorrere una notte misera ed umida, riparati alla bell’è meglio sotto la tenda, impossibilitati anche ad accendere un fuoco ed in fervente attesa che la pioggia diminuisse abbastanza da permetterci di proseguire. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, a metà della notte fummo svegliati da un gran tremore: l’intera collina aveva vibrato come una casa in legno colpita da una tromba d’aria. Godric ci disse comunque che questi “terremoti” erano piuttosto comuni nella sua terra e che non erano apparentemente nulla di cui preoccuparsi.

Tra la pioggia ed il tremore non riuscimmo quindi a dormire molto, ma per lo meno la pioggia ebbe termine durante la notte e la mattina il cielo fu miracolosamente sgombro da nebbia. Cercammo di ristorarci al meglio con una robusta colazione e salimmo quindi di nuovo in sella. A metà giornata iniziammo ad avvistare in lontananza le prime Valli del Sangue e presto potemmo vedere del fumo all’orizzonte, questa volta del colore bianco prodotto da un fuoco da cucina invece di quello nero ed oleoso di un incendio. Il fumo saliva da oltre un bosco posto lungo uno dei lati della prima valle per cui decidemmo che la soluzione migliore fosse quella di ripetere ciò che avevamo fatto il giorno prima: ci saremmo diretti assieme fino al limitare del bosco, poi Godric e Gillen sarebbero andati in avanscoperta a piedi mentre io e Taryus restavamo indietro, pronti ad intervenire in caso di necessità.

Non avemmo però la possibilità di attuare il nostro piano: giunti al limitare del bosco potemmo sentire chiaramente due voci di ragazzi argomentare su chi fossimo e vedemmo quindi due figure -dall’aspetto non avrebbero potuto avere più di una dozzina d’inverni- correre verso l’interno. Quasi sicuramente si trattava di sentinelle piazzate da chiunque fosse avanti a noi, per cui non potevamo permettere loro di allertare il clan. Diedi l’ordine di inseguire e ci lanciammo immediatamente tutti al galoppo tranne Gillen, che preferì smontare per seguirci con maggior sicurezza a piedi. La corsa in mezzo al bosco, con il cavallo che galoppava alla massima velocità cercando di schivare i rami bassi e le radici sporgenti, mi vece tornare alla mente le cacce al lupo assieme ai miei fratelli di quando ero ancora un bambino. Godric fu presto sbalzato di sella quando il suo cavallo inciampò in una piccola buca, ma io e Taryus non trovammo difficoltà e molto presto riuscimmo a raggiungere i due ragazzi ed a sbarrare loro il passo con i nostri cavalli.

Impossibilitati a correre, i due spianarono le loro lance e come ogni cimmerio di qualsiasi età si prepararono a vendere cara la pelle. Cercai a quel punto di evitare che si arrivasse ad uno scontro. Se quelli fossero stati dei Murrogh, l’ultima cosa di cui avevamo bisogno era di iniziare una faida con il loro clan, non se volevamo ottenere pacificamente informazioni sul libro. Feci notare quindi ai due che se li avessimo voluti davvero uccidere, per noi sarebbe stato molto più facile colpirli alle spalle mentre fuggivano invece di superarli e tagliare loro la strada e raccontai loro la storia su cui ci mi ero accordato con gli altri durante il viaggio: eravamo un’ambasciata diretta in Nemedia di ritorno dalla Corinzia ed eravamo intenzionati ad offrire alcuni dei nostri beni in cambio di un pasto caldo. Per mostrare fiducia acconsentii a che uno dei due ragazzi tornasse al campo a riferire ciò che avevo detto, anche se gli imposi di lasciare indietro la sua lancia. La strategia funzionò e ci fu permesso di entrare nell’accampamento senza ulteriori scontri. Lì fummo ricevuti da Sine, la donna che era evidentemente in comando durante l’assenza dei guerrieri, accompagnata da quello che sembrava essere un consiglio di anziane.

Usando Godric come tramite –per quanto io parli fluentemente la lingua cimmeria, venni studiatamente ignorato ogni volta che provai a rivolgermi direttamente a Sine o alle altre- potemmo scambiare una serie di informazioni. Eravamo effettivamente all’interno di uno degli accampamenti Murrogh, così come dei Murrogh era l’insediamento distrutto che avevamo avvistato il giorno prima. Apparentemente Godric aveva visto giusto: i Gorram, ci disse Sine, avevano trattenuto una porzione dei loro uomini e stavano distruggendo sistematicamente tutti gli accampamenti su cui riuscivano a mettere le mani.

In cambio di una delle coppe che ci aveva lasciato Eulio, fummo invitati ad unirci al pranzo e con un po’ d’insistenza riuscii anche ad ottenere della biada per Nikephorus. Sine non partecipò al pasto assieme a noi, ma alcune delle anziane sì e cercammo con loro di ottenere delle informazioni sul libro. Ciò si rivelò più difficile del previsto, dato che chiaramente non potevamo fare una domanda diretta. Dopo una serie di discorsi frustranti che continuarono anche dopo il pasto, l’unica cosa che riuscimmo ad accertare fu che apparentemente queste barbare non avevano mai visto in vita loro un oggetto che anche solo vagamente assomigliasse ad un libro. Neanche Godric, che si era appartato con una giovane per “approfondire l’argomento”, riuscì ad ottenere qualcosa di utile. Pensai quindi di cambiare strategia chiedendo del totem con le corna di bufalo che Eulio aveva notato nella sua visione, ma prima che potessi ottenere una risposta venne lanciato l’allarme che i Gorram stavano attaccando.

nullL’assalto ci trovò divisi in due gruppi separati: io e Taryus eravamo nella parte sud dell’accampamento, mentre Godric e Gillen si trovavano più a nord e non riuscimmo mai a riunirci durante l’intero scontro. Ciò che avvenne agli altri due lo conosco quindi solo attraverso i racconti che raccolsi dopo la battaglia: Godric venne assalito da più persone contemporaneamente e fu trovato in seguito a terra moribondo dopo essere stato trafitto da molti colpi, mentre Gillen, a detta delle due donne che erano con loro, si distinse onorevolmente in combattimento abbattendo ben tre nemici. Per quanto riguarda noi, Taryus non perse tempo a mostrare la propria abilità nell’uso del suo spadone e nel giro di pochi istanti dall’allarme già due Gorram giacevano esanimi ai suoi piedi, uno dei quali con la testa completamente mozzata dal collo da un colpo netto. Io ebbi invece qualche difficoltà in più. Vedendo che Taryus era tranquillamente in grado di badare a sé stesso, cercai di venire in soccorso di una donna che stava venendo attaccata da tre Gorram contemporaneamente, ma forse per la fretta sbagliai nel prendere la mira ed invece di abbattere uno dei tre assalitori con un colpo al tendine piantai la mia roncola solidamente per terra, tanto da costringermi ad abbandonarla ed ad usare la mia spada per il resto dello scontro. Il tutto venne ulteriormente complicato da fatto che ben presto l’accampamento fu avvolto dal fumo nero provocato dagli incendi appiccati dai Gorram, ma nel giro di pochi minuti lo scontro ebbe comunque termine con la ritirata dei nostri assalitori.

One Response to “Il quinto libro - Disonore Cimmero”

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