Archive for Gennaio, 2010

La Tedesca

Giovedì, Gennaio 28th, 2010

Ricorrendo in questi giorni il 66° anniversario del bombardamento di Monte Compatri da parte dell’aviazione alleata (era il 30 gennaio 1944) desidero riportare alla luce la storia di una “Oskar Schindler” quasi monticiana, una delle non poche eroine dei tempi che di fronte alla pazzia della guerra ha saputo far valere la sua dote di umanità.
Annele Janitza, semplicemente detta “la tedesca” come spesso si usa nei paesi, nasce a Ratibor nel 1910 e nel 1928 si trasferisce nel nostro paese per sposare un italiano; nel 1942 si allontana da Roma e viene accolta in un convento di suore a Monte Compatri dove probabilmente si occupa dell’animazione dei bambini. L’8 settembre 1943 le truppe di Kesserling occupano anche il mio paese stabilendosi nel palazzo Graziani (lo stesso generale Graziani delle guerre italiane in Africa), motivo per cui gli alleati il 30 gennaio bombardano pesantemente la zona dove è tuttora ubicato il palazzo.
Ma già da tempo i tedeschi rastrellano il paese alla ricerca di giovanissimi da mandare in trincea ad Anzio e Cassino: Annele decide di fare la sua parte e da subito si offre come interprete per il comando tedesco; questa mansione la metterà molto spesso al corrente dei piani per il rastrellamento permettendole di avvisare con anticipo la popolazione e risparmiando così molte giovani vite. Lo stratagemma è semplice, quando sa di nuove retate manda un bambino dal parroco che pronuncerà la solita frase “Tanti saluti da Annele!” e don Francesco subito suona le campane, segnale per tutti i giovani di correre a nascondersi.
Anche lo zio di mio padre si salva grazie a questo accorgimento, all’epoca era quasi ventenne. Ma l’opera di Annele non si ferma a questo: in primo luogo ci sono le famiglie ebree da salvare, e i nomi ebrei sui lasciapassare cambiano improvvisamente in nomi italiani, poi ci sono le spie inglesi da infiltrare e perfino soldati tedeschi da salvare dal fuoco della prima linea facendoli assegnare alle retrovie. E tutto questo a rischio della propria vita, le leggi marziali infatti non facevano sconto a nessuno.
L’opera di Annele proseguirà anche a guerra terminata, impedendo a tutti i costi le vendette trasversali fra vincitori e vinti, altro sanguinoso capitolo della storia della nostra nazione. Si stima che le persone scampate siano centinaia, anche se lei diceva in un’intervista di 15 anni fa: “Non ho mai tenuto il conto, perche’ avrei dovuto farlo?”
Nel 1951 lascerà Monte Compatri per trasferirsi a Civitavecchia e nel 1984 viene insignita di una speciale benedizione del Papa per l’attività svolta durante il periodo bellico; morirà intorno a fine millennio.
Credo che lei meriti un posto di riguardo tra gli “eroi” di pace, che il suo esempio possa illuminare la strada e i propositi dei numerosissimi eroi del piccolo e quotidiano che, pur non assurgendo agli onori di cronaca, contribuiscono ogni momento a rendere questo mondo migliore.

Quando il cinema riesce a distruggere un sogno

Martedì, Gennaio 26th, 2010

Questo è il primo articolo di cinema su questo blog, non che io non sia un appassionato di questa arte, ma stavolta devo proprio condividere il mio sdegno riguardo ad una pessima scelta di casting per il nuovo, attesissimo, film su Conan il Barbaro.
A quanto pare finalmente a maggio cominceranno le riprese, spinte anche dal crescente ritorno in auge del barbaro più famoso grazie ai recenti fumetti, libri e MMORPG, ma quello che ha lasciato attoniti tutti i fan è stata l’infelice scelta del protagonista.
Insomma, dalla descrizione del suo creatore, Conan è celtico, con i capelli corvini e gli occhi azzurri come ghiaccio… E chi è stato scelto per interpretarlo? Un attore hawaaiano! Nello specifico Jason Momoa che molti ricorderanno per Stargate Atlantis nel ruolo di Roron Dex. Non ho nulla contro questo attore, dicono che sia stato scelto per via del modo in cui maneggiava la spada, ma non somiglia per nulla a nessuna delle rappresentazioni di Conan degli ultimi 70 anni!
Non sono neanche tanto d’accordo, al contrario di tanti fan arrabbiatissimi, sul fatto che sia poco muscoloso; è vero, da John Buscema in poi tutti i Conan sono stati super palestrati, ma nel periodo in cui Howard scriveva le storie chi aveva i muscoli se li era fatti lottando o lavorando la terra e certo erano ben lungi dagli omaccioni oliati che si vedono da trent’anni a questa parte, però ammetto che la delusione è cocente.
Ovviamente la protesta è già partita, da Facebook in poi, ma le major ascolteranno i fan? Lo hanno mai fatto? Un’altra occasione sprecata…

Alle origini

Giovedì, Gennaio 21st, 2010

E‘ troppo tempo che non riesco a trovare alcuni minuti da dedicare al blog. Questo strumento dovrebbe in fondo servire a tenere traccia della quotidianità o comunque a sottolineare i passaggi importanti di una vita; il blog è strettamente legato al concetto di presente, di novità, di aggiornamento.
Voglio invece riprendere la mia scrittura condividendo un pezzo importante di passato. Chi mi ha seguito col pensiero nel mio viaggio sulle tracce del Cid non ha avuto modo di conoscere da me tutti i dettagli che mi hanno spinto a realizzare questo cammino, all’epoca io stesso misi intorno alla faccenda un alone di mistero; oggi voglio condividere e svelare l’origine di tutto questo, qualcosa che non sta solo alla base di un viaggio ma di una vita intera.
All’età di sei anni la tv era in bianco e nero e i canali pochi, ma dopo pranzo, quando i genitori andavano a dormire, c’erano un sacco di cartoni animati che in un modo o nell’altro hanno accompagnato l’infanzia di ognuno di noi; ricordo che seguivo con piacere e devozione le avventure di “Ruy il piccolo Cid“, a quell’epoca non avevo affatto idea di chi fosse il protagonista né della sua storia e mi piacevano tantissimo le ambientazioni medievali, ricostruzioni perfette (come ho avuto modo di constatare qualche anno fa), della Castiglia di un tempo da parte di uno staff di disegnatori giapponesi.
A distanza di anni ricordavo solo l’atmosfera del cartone e, chiara come il sole e scolpita nella mente, la scena finale, in cui il piccolo Rodrigo Diaz, finalmente accolto alla corte del re come sognava, incontra sé stesso da grande sulla via verso Burgos. L’incontro non è certo felice né classico finale positivo di una serie di cartoni: il Rodrigo Diaz che il piccolo incontra è quello appena cacciato dalla corte del re Alfonso, a causa di gelosie (ma nel cartone non se parla ovviamente); ecco quindi che quella che gli si para davanti è una scena che in qualche modo incrina i sogni di gloria del bambino e lo porta a considerare da subito la realtà per quella che può essere, per il fatto che possa diventare a volte molto peggiore rispetto al sogno.
Questa scena sta alla base di tutta la mia esistenza, dopo anni sono riuscito a trovare il DVD della serie e ne ho tradotto l’ultima parte che condivido volentieri con voi.
Una volta i cartoni insegnavano di sicuro qualcosa di più che a contare sulla forza bruta e sulle arti marziali per vincere nella vita…

P.S. La colonna sonora di questa scena, così come in altre parti del cartone, è presa dalla suite “I pianeti” di Holst, in particolare qui si ascolta “Giove” che stranamente per anni ho legato ai momenti importanti… ora so perché! Inoltre, la prima TV è stata il 6 febbraio, giorno del mio compleanno.