La Tedesca

Ricorrendo in questi giorni il 66° anniversario del bombardamento di Monte Compatri da parte dell’aviazione alleata (era il 30 gennaio 1944) desidero riportare alla luce la storia di una “Oskar Schindler” quasi monticiana, una delle non poche eroine dei tempi che di fronte alla pazzia della guerra ha saputo far valere la sua dote di umanità.
Annele Janitza, semplicemente detta “la tedesca” come spesso si usa nei paesi, nasce a Ratibor nel 1910 e nel 1928 si trasferisce nel nostro paese per sposare un italiano; nel 1942 si allontana da Roma e viene accolta in un convento di suore a Monte Compatri dove probabilmente si occupa dell’animazione dei bambini. L’8 settembre 1943 le truppe di Kesserling occupano anche il mio paese stabilendosi nel palazzo Graziani (lo stesso generale Graziani delle guerre italiane in Africa), motivo per cui gli alleati il 30 gennaio bombardano pesantemente la zona dove è tuttora ubicato il palazzo.
Ma già da tempo i tedeschi rastrellano il paese alla ricerca di giovanissimi da mandare in trincea ad Anzio e Cassino: Annele decide di fare la sua parte e da subito si offre come interprete per il comando tedesco; questa mansione la metterà molto spesso al corrente dei piani per il rastrellamento permettendole di avvisare con anticipo la popolazione e risparmiando così molte giovani vite. Lo stratagemma è semplice, quando sa di nuove retate manda un bambino dal parroco che pronuncerà la solita frase “Tanti saluti da Annele!” e don Francesco subito suona le campane, segnale per tutti i giovani di correre a nascondersi.
Anche lo zio di mio padre si salva grazie a questo accorgimento, all’epoca era quasi ventenne. Ma l’opera di Annele non si ferma a questo: in primo luogo ci sono le famiglie ebree da salvare, e i nomi ebrei sui lasciapassare cambiano improvvisamente in nomi italiani, poi ci sono le spie inglesi da infiltrare e perfino soldati tedeschi da salvare dal fuoco della prima linea facendoli assegnare alle retrovie. E tutto questo a rischio della propria vita, le leggi marziali infatti non facevano sconto a nessuno.
L’opera di Annele proseguirà anche a guerra terminata, impedendo a tutti i costi le vendette trasversali fra vincitori e vinti, altro sanguinoso capitolo della storia della nostra nazione. Si stima che le persone scampate siano centinaia, anche se lei diceva in un’intervista di 15 anni fa: “Non ho mai tenuto il conto, perche’ avrei dovuto farlo?”
Nel 1951 lascerà Monte Compatri per trasferirsi a Civitavecchia e nel 1984 viene insignita di una speciale benedizione del Papa per l’attività svolta durante il periodo bellico; morirà intorno a fine millennio.
Credo che lei meriti un posto di riguardo tra gli “eroi” di pace, che il suo esempio possa illuminare la strada e i propositi dei numerosissimi eroi del piccolo e quotidiano che, pur non assurgendo agli onori di cronaca, contribuiscono ogni momento a rendere questo mondo migliore.

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