Conan, il gioco di ruolo

Sono passati ormai quasi sei anni da quando io ed un gruppo di hardcore players ci siamo lanciati nelle avventure ambientate nel mondo Hyboriano grazie all’ottimo gioco di ruolo Conan della Mongoose.

Dal momento che è cominciata da poco una nuova campagna, che mi vede tornare al ruolo di Master dopo alcuni anni, mi piaceva riportare in queste pagine le cronache di ciò che i personaggi devono subire di volta in volta grazie alla mia perversa fantasia pulp.

La stesura è affidata alla penna dello storico del gruppo, il cui personaggio nobile e guerriero è di sicuro uno dei più adatti a tenere le memorie di una vita di avventure …

Quelle che seguono sono quindi le cronache di Matteo “Lavos Gionas Tarkad da Karin” Ricci e di sicuro appassioneranno il giocatore di giochi di ruolo così come i semplici fan di Conan.

Di seguito l’elenco cronologico delle avventure e una breve presentazione dei membri del party

Il quinto libro

  1. Venarium!
  2. Disonore Cimmero
  3. La prova del furetto
  4. Il falco e il corvo

Il party

  • Sirdar Taryus Auria

    Taryus nasce a Lonika, in Corinthia, da una famiglia dell’aristocrazia locale. Settimo degli otto figli del duca Murilo Auria, Taryus non è destinato ad ereditare il titolo del padre. La madre, fervente seguace di Anu, vuole per Taryus un futuro come sacerdote. Gli assegna come precettore Noah, un sacerdote shemita del dio-cielo Anu, che gli insegna le religioni e le tecniche da curatore. Taryus, invece, vorrebbe essere un grande cavaliere. Per questo trascorre interminabili pomeriggi a simulare scontri immaginari con la sua spada di legno in sella al suo cavallo sulle colline appena fuori le mura della città. Una mattina, Taryus incontra Sara, una giovane orfana che era stata abbandonata in fasce sulle scale del tempio e che Noah aveva adottato. A Taryus incuriosisce Sara e, sempre più spesso, si reca al tempio fingendo di pregare al solo scopo di incontrarla. Taryus e Sara iniziano a vedersi di nascosto. Ben presto i due si innamorano. Sara è destinata a divenire sacerdotessa del dio Anu. Per poter essere degna di tale ruolo deve rimanere vergine. Sara, però, non vuole essere una sacerdotessa: ciò nonostante è consapevole del fatto che Noah la obbligherà a prendere questa scelta.Taryus ha 18 anni e Sara 16 quando i due, durante la notte, si vedono nel tempio per avere un incontro carnale. Taryus vuole che Sara perda la verginità per sottrarla dai progetti di Noah e sposarla. I due sono sorpresi da Noah che, infuriato, si scaglia su di loro con il coltello cerimoniale. Taryus è incapace di agire mentre viene raggiunto al volto dal una coltellata che gli lascia una lunga cicatrice sulla guancia sinistra. Noah gli intima di andarsene e di non farsi più vedere lì, altrimenti l’avrebbe ucciso.Taryus, sconvolto, fugge nel palazzo ducale. Avrebbe voluto ucciderlo, quel maledetto sacerdote. Sgozzarlo lì con il suo pugnale cerimoniale. Ma non aveva avuto il coraggio di affrontarlo. Era fuggito come un codardo. Non si sarebbe mai più perdonato una tale mancanza di coraggio. Qualche giorno dopo Taryus scopre che Noah, non potendo più rendere Sara una sacerdotessa, ne ha fatto la sua amante personale. Inizia a odiare profondamente Noah e tutti gli altri sacerdoti. Presto matura la convinzione che tutti gli dei di hyboria siano false superstizioni inventate dai sacerdoti per mantenere il proprio potere. Nulla di più.In preda alla rabbia e alla disperazione, decide di andarsene da Lonika e trasferirsi nella città-stato alleata di Polopponi. Si arruola nell’esercito della città-stato di Polopponi. Partecipa a molte battaglie con le città-stato minori del sud della Corinthia. Sul campo di battaglia approfondisce le sue capacità di curatore apprese da giovane durante le lezioni di Noah. Attualmente presta servizio come ufficiale nella scorta di uno degli ambasciatori corinthiani in Cimmeria.

  • Lavos Gionas Tarkad

    …Terzo di cinque figli del Lavos Aaron Tarkad. Mio padre aveva la signoria ereditaria su una piccola porzione delle fertili terre del Varakiel, una regione del nord-est della Nemedia, vicino ai confini con la Brythunnia ed il Regno di Confine. Le nostre terre ricadono, assieme a molte altre, sotto la signoria del feudatario di Edram, il quale a sua volta ne risponde al barone di Dinander. Essendo il secondo figlio maschio e terzo in linea di successione dopo mio fratello Bessario e mia sorella Anna, la mia carriera era segnata sin dal momento della mia nascita: sarei divenuto un militare, venendo preparato a ricoprire un giorno l’incarico di capitano delle guardie del castello. Purtroppo gli Dei, non saprò mai se per punire una qualche colpa dei miei genitori od in preparazione del destino che mi attendeva, mi resero un ragazzo ribelle e curioso. Il mio sangue ribolliva nel restare sempre chiuso all’interno dei confini del feudo, dove le avventure più eccitanti cui si potesse andare incontro erano la conquista di una contadinella o l’occasionale caccia al lupo. Una volta che raggiunsi la maggiore età, e dopo una serie di incidenti che non intendo qui menzionare, stipulai quindi un accordo con mio padre: avrei lasciato il castello e rinunciato all’incarico di capitano delle guardie per arruolarmi invece nell’ordine degli Avventurieri, servendo quindi la corona in una forma che mi avrebbe permesso allo stesso tempo di soddisfare la mia voglia di viaggiare. In questi ultimi anni mi sono chiesto più volte se il fatto che un Avventuriero, al momento di essere accettato nell’Ordine, rinunci a qualsiasi legame col mondo esterno non abbia avuto un qualche peso nello spingere mio padre ad accettare la proposta, dato che in questa maniera avrei rinunciato totalmente al mio diritto di successione, assicurandogli quindi che il suo feudo sarebbe passato in mani affidabili anche nel malaugurato caso che Bessario che Anna fossero morti prima di lui. Ciò non potrà mai essere stabilito con certezza, in quanto il mio sangue caldo mi perseguitò anche durante il periodo di prova presso gli Avventurieri. Pochi sanno infatti che durante i primi mesi del loro noviziato le reclute, qualunque sia il rango da cui provengano, ricoprono solo gli incarichi più umili e compiono i lavori degradanti di solito riservati alla servitù. Questa saggia tradizione, mi rendo conto oggi, è un ottimo sistema per identificare e selezionare rapidamente coloro che hanno la saggezza, l’umiltà e la determinazione sufficiente a renderli un buon Avventuriero in mezzo alle centinaia di candidati che si offrono ogni anno di servire l’Ordine. Purtroppo io ero tra coloro che non avevano mai avuto sentore di questa tradizione e dopo due settimane non ressi più all’umiliazione percepita. Litigai con il tutore che mi era stato assegnato e potrei aver fatto un riferimento casuale alla purezza non proprio cristallina del lignaggio di sua madre, anche se ormai la mia memoria di quegli eventi non è più così cristallina come un tempo. Fatto sta che fui espulso con disonore e me ne andai via infuriato, giurando di diventare un guerriero talmente abile da costringere quei maledetti Avventurieri a riconoscere di aver commesso un grave errore nell’avermi rifiutato. Nella mia mente vedevo il capitano della mia compagnia che in ginocchio mi pregava di riconsiderare la mia scelta e di prendere il posto che mi spettava di diritto a capo dei suoi uomini. L’unica cosa che posso dire a discolpa del mio atteggiamento è che l’arroganza di un giovane che non ha ancora scoperto i propri limiti è la stessa in tutte le genti di Hyboria. Trascorsi i dieci anni successivi vagando senza meta per le terre di Hyboria, guadagnandomi da vivere offrendo i miei servigi come mercenario. Per prima cosa mi diressi a sud verso lo Shem e fu proprio mentre scortavo una carovana diretta ad Akbitana che iniziai a cambiare la mia visione del mondo. Parte della scorta era costituita da cinque asshuri akbitani e fui fortemente colpito dal loro atteggiamento. Un asshuri non cerca ricchezze o gloria, tutto ciò che conta per lui è il numero di nemici uccisi, indicato dal tipo di metallo che costituisce il pomolo a forma di falco della sua spada. Non esiste onore maggiore per un asshuri di quello di poter mostrare un falco d’oro, che indica l’aver ucciso cento o più nemici. Gli “uomini d’oro”, così vengono chiamate queste persone, hanno una autorità assoluta, superiore anche a quella di guerrieri ben più anziani ed inferiore solo a quella del loro re. Ovviamente io non condividevo, né condivido oggi, il concetto asshuri che un uomo vada valutato solo dal numero di nemici uccisi, né approvo la loro tendenza brutale ad uccidere sistematicamente i prigionieri ed i feriti, ma il loro concetto della gloria e dell’onore come qualcosa di personale, che non vanno tradotti automaticamente in ricchezze o titoli di cui vantarsi, mi diede molto da riflettere. Negli anni realizzai che a me in realtà non importava davvero la fama di eroe e nemmeno di tornare tra gli Avventurieri, quello che cercavo era il combattimento in sé, il poter misurare continuamente la propria abilità contro un avversario sconosciuto in un contesto che solo raramente concede una seconda opportunità allo sconfitto. Soprattutto quello che cercavo era di migliorare sempre la mia tecnica, alla ricerca continua del colpo perfetto che permetta di ottenere il massimo del danno con il minimo del movimento. Dopo tre anni nello Shem decisi che i territori del sud non facevano per me e mi diressi quindi verso l’Aquilonia, dove rimasi per diversi anni, fino a quando una serie di eventi apparentemente insignificanti non ebbero impresso una svolta decisiva alla mia vita.

  • Gil, il soldato saltimbanco

    Gil è nato in brythunia da povera gente. Figlio di un calzolaio è un ragazzino vivace che passa quasi tutto il suo tempo in strada a giocare con gli altri mocciosi del suo quartiere. Ha una sorellina minore alla quale vuole molto bene. La cosa che ama di più al mondo sono gli artisti di strada, saltimbanchi, commedianti, mimi e danzatori che capitano in città. I suoi coetanei ammirano come tutti i bambini questi artisti, lui vuole diventare uno di loro. Inizia ad esercitarsi nel tempo libero come giocoliere e come prestigiatore. Poi passa alle acrobazie. Le sue stranezze vengono accettate di buon grado dai suoi anziani e benevoli genitori. A loro basta che lavrori sodo nella botteguccia, del suo tempo libero può fare quello che vuole. Gil non può permettersi gli attrezzi da giocoliere di cui ha bisongo e inzia a usare la sua abilità per rubare, questo ovviamente all’insaputa dei geniotori. Scoppia una guerra scatenanta da delle bande sciolte di turaniani che incadono il confine. C’è una leva forzosa e Gil viene arruolato come fante leggero. La Brythunia non ha un vero corpo di fanteria di professonisti e ai fanti leggeri accosta la sua cavalleria di nobili e dei mercenari. Gil allieta l’umore dei suoi compagni con le sue battute di spirito e con piccoli giochi di prestigio davanti al fuoco, questo serve anche a far dimenticare per un istante che si sta andando a morire. L’ufficiale del suo reggimento lo prende in simpatia. Gil non ama fare il soldato ma sa che facendolo contribuisce a proteggere la sua famiglia e i suoi amici. Durante uno scontro per una coincidenza Gil si trova a salvare al vita al suo ufficiale. Con un’abile balzo si frappone fra lui, appena caduto da cavallo, e un turaniano, permettendo all’ufficiale di rialzarsi ed avere la meglio sul nemico. Viene allora promosso al rango di scout, le sue probabilità di sopravvivenza aumentano decisamente. Fra le sue missioni ci sono ricognizioni ed esplorazioni. Ma il suo attimo di gloria lo ottenne quando assieme a due suoi compangi viene mandato di notte nell’accampamento turaniano per dare fuoco ai carri e far scappare i cavalli. la missione riesce ma è l’unico dei tre a salvarsi. Al termine della campagna rientra a casa dove lo aspettano i genitori e la sorella. Un nobile della sua città (vecchio, brutto, antipatico e ricchissimo) si innamora della sorella di Gil. Lei ovviamente non lo vuole sposare. Lui non accetta minimamente la possibilità di un rifiuto. Fa nascondere a casa loro un suo anello e poi chiede alle guardie di frugare da loro accusandoli di averglielo rubato durante la sua ultima visita. Gil viene incolpato, rinchiuso e torturato per convincere la sorella a cedere alle proposte del nobile che in cambio avrebbe ritirato le accuse contro Gil. Un po’ il caso un po’ la bravura Gil riesce a evadere. Non può rischiare di farsi riacciuffare (vedere sua sorella sposare quel nobile solo per salvare lui sarebbe peggio che morire) e allora si dà alla macchia. Gira di città in città rubacchiando, vendendo spettaocoli da di danza e da giocoliere o il proprio servizio di mercenario in tempi di guerra. Gil ha perso ogni fiducia nelle istituzioni e nella razza umana in generale. Ha ucciso molti e ucciderà ancora, ma sempre e solo per necessità, non per divertimento. Per una buona ricompensa potrà anche mettersi a fare il sicario, anche se non ne ha ancora avuto occasione.