Il quinto libro - La prova del furetto
Martedì, Febbraio 2nd, 2010
Quando fummo sicuri che i Gorram non sarebbero tornati, potemmo accertare la situazione: nonostante i nostri sforzi, una parte dell’accampamento era andata a fuoco, ma soprattutto Godric giaceva esanime a terra circondato da una pozza del suo stesso sangue. Taryus, dopo aver studiato le ferite del barbaro, determinò che il cimmerio avrebbe avuto bisogno di almeno uno o due giorni di completo riposo a letto per potersi riprendere. Purtroppo questa non era una scelta praticabile: mentre Taryus stava ancora esaminando Godric, Sine era giunta furibonda da noi, accusandoci di essere i responsabili dell’attacco dei Gorram. Fortunatamente ero stato in grado di calmarla, argomentando che se fossimo stati davvero alleati dei Gorram, non avrebbe avuto senso che essi attaccassero mentre noi eravamo ancora nel villaggio. In ogni caso, Sine mi aveva fatto capire senza mezzi termini che non eravamo più i benvenuti nel villaggio.
Grazie all’intercessione della vecchia con cui avevo parlato già in precedenza, riuscimmo ad arrivare ad un compromesso: in cambio di uno dei due rotoli di coda di seta che portavo con me, i Murrogh ci diedero del legno a sufficienza per costruire una slitta con cui trasportare Godric. La stessa vecchia mi rivelò inoltre ciò che aveva cercato di dirmi prima dell’attacco dei Gorram: il totem con le corna di bufalo era sì tipico del suo clan, ma non lo avremmo trovato in alcun accampamento Murrogh. Questo totem era realizzato, infatti, solo quando essi stipulavano un’alleanza e veniva consegnato all’altro clan al momento di suggellare il patto. La donna mi informò inoltre che in quel momento l’unico clan con il quale fossero alleati erano i Galloph dell’altopiano della Gamba Rotta. Questa sarebbe stata quindi la nuova tappa della nostra ricerca! (more…)


Tutto cominciò nei primi giorni della primavera successiva al mio arrivo, quando la mia compagnia di 36 soldati sotto il comando del capitano Atreius ricevette l’incarico di scortare un gruppo di manovali incaricati di costruire una torre di avvistamento a circa due miglia di distanza dalla città. Era circa metà mattina del secondo giorno e la torre era in via di completamento quando senza alcun tipo di preavviso fummo assaliti da orde di cimmeri che cominciarono a sbucare fuori dal bosco da tutti i lati. Che ciò sia stato possibile nonostante che metà della mia compagnia fosse continuamente di sentinella è indicativo della abilità di questi barbari nel tendere agguati. Tentammo di resistere all’assalto, ma i nemici erano semplicemente troppi ed io ed i tre uomini che erano con me ci trovammo presto a lottare per la nostra vita contro il doppio del nostro numero. I miei compagni furono uccisi uno dopo l’altro con spietata efficienza ed io stesso ebbi lo scudo frantumato da un colpo di spada. Vista la situazione non ebbi quindi altra scelta che correre verso il mio cavallo e riunirmi al capitano, che era riuscito ad organizzare una parvenza di ritirata con i pochi uomini rimastigli. 
