Archive for the 'Spiritualità' Category

Pavane pour une Tante

Giovedì, Aprile 2nd, 2009

Qualche mese fa un improvviso tumore ha portato via in poco tempo la zia paterna di Silvia, Anna, a cui tutti eravamo legati per il suo carattere e la sua spontaneità nei rapporti umani. Sicuramente avrete appreso questa notizia a suo tempo, e davvero ci sono poche parole da dire di fronte a casi come questi.
Questo evento ha subito ispirato in me il desiderio di sublimare il dolore in musica, cristallizzando in un brano per pianoforte tutte le differenti emozioni, dalla sofferenza al tenero ricordo, e per dare solennità al tutto ho deciso di ispirarmi liberamente ad un brano ben più famoso, la Pavane pour une Infante Defunte di Ravel, per quanto non composto in occasione della morte di una principessa, e che quindi non si concede a temi funebri classici bensì richiama la dolcezza di una vita passata e in qualche modo pone l’attenzione su ciò che è stato piuttosto che solo sul tema della scomparsa.
Il brano fa parte del mio prossimo album tutto dedicato ai differenti tipi di amore che un essere umano può sperimentare, sebbene manchi ancora un bel po’ prima che riesca a terminarlo e ad inserirci davvero tutto quello che desidero.
Nel frattempo, come al solito, potrete ascoltarlo a questo indirizzo o cliccando sul titolo nella barra di destra.
 

Apologia del lavoro

Martedì, Dicembre 9th, 2008

Non è raro ultimamente sentirmi dire che andare al lavoro è un’attività che toglie tempo alle cose belle della vita e che se ne dovrebbe fare sempre il meno possibile, cercando in tutti i modi degli escamotages per lavorare poco e guadagnare molto. Nel nostro fiorente stato italiano questo sembra essere diventato ormai il sogno più ambito: non fare nulla e guadagnare.
Spesso queste critiche mi vengono mosse da chi lavora moltissimo o da chi non lavora per niente, che magari si dà da fare in mille cose frammentate e alla fine della giornata non ha combinato alcunché. E non immaginate gli occhi sgranati di questa gente quando viene a conoscenza del fatto che per andare e tornare dal luogo di lavoro impiego in media tre ore della mia giornata. Tre ore secondo loro “sprecate”, in cui si potrebbero fare cose più divertenti.
Ma se io oggi non fossi andato in ufficio, chi mi avrebbe dato l’odore delle 7 del mattino in inverno nel bosco vicino casa mia, l’incontro con gli amici di sempre sul treno, gli scambi di pareri fotografici e i discorsi sulla vita, la lettura del mio libro, l’ascolto di musica mentre il treno viaggia? E ancora chi mi avrebbe dato le risate coi colleghi (che sono tutti fortunatamente gagliardi!), lo scambio di informazioni sulle nostre vite vissute, l’incontro con Antonello Salis, il paesaggio notturno cittadino e il dolce momento del ritorno a casa?
Lavorare, si sa, stanca, ed anche io benedico i giorni di riposo; ma essi hanno senso proprio perché esiste il lavoro (pensate che fino a 50 anni fa si lavorava anche 60-70 ore a settimana…). Inoltre ciascun giorno ha la sua pena, e la sua gioia, ma a noi sta rimanere in movimento il più possibile diretti verso uno scopo, perché la soddisfazione finale è sempre un’emozione, e soprattutto chi cammina fa strada e di conseguenza sempre incontri nuovi…

P.S. In queste poche righe qui sopra sono stati citati almeno tre passi della Bibbia, chi sa dirmi quali sono?

Media vita in morte sumus

Venerdì, Novembre 14th, 2008


Eccomi di ritorno! Avendo preparato un intervento di musica sacra per una serie di incontri sulla fede cattolica, volevo pubblicarlo in quanto lo ritengo degno di stare sul mio blog. Peccato che non possa fornirvi anche i brani da ascoltare…

Quest’anno a quanto pare il Natale è iniziato anche prima del normale, cioè prima dell’1 novembre… in quanto panettoni e torroni si trovano nei supermercati già dal 15 ottobre.
Forse complice la crisi finanziaria, forse la scellerata volontà consumistica di saltare a pié pari un periodo di riflessione per l’uomo e per la natura stessa che in questi giorni si “riposa e muore”; sta di fatto che il mese di novembre, che una volta era dedicato ai morti e in senso lato alla coscienza di non essere eterni su questa terra, ormai sembra diventato un mese d’Avvento.
Magari tutti, o quasi, abbiamo fatto visita ai nostri cari al cimitero o pensato a loro il 2 novembre, ma poi ecco che la vita di tutti i giorni ritorna prepotente e ci fa attendere con ansia il prossimo periodo “di riposo”, coincidente con le festività del Natale.
Oltre ai motivi prettamente legati al vivere la fede che ognuno di noi più o meno pratica, può la musica aiutare lo spirito ed accompagnarlo nello stretto percorso di “pensare la morte” come un passaggio piuttosto che come una disgrazia? E’ possibile anche oggi, che abbiamo paura di entrare negli ospedali per non vedere la sofferenza, accettare con serenità il fatto che noi ed i nostri un giorno non ci saremo più?
Di sicuro la musica sacra nei secoli accompagna l’evoluzione del pensiero di fede e si fa carico di ribadire i concetti fondamentali di questa, ed ecco quindi che nei brani che vado a presentare, distanti fra loro un periodo di 800 anni, i concetti di “non essere eterni” e di morte intesa anche come liberazione dalle sofferenze terrene (quindi con un’accezione positiva in fondo!) sono vivi e presenti e fanno comprendere come, quando un tempo si dava il giusto peso al bene ed al male, la vita fosse in fondo meno costellata di ansie e attese tragiche.
Aver perso il concetto di morte come naturale passaggio ci fa vedere questo momento come un tuffo in un baratro, ed è una cosa che effettivamente spaventa.
Il primo brano proviene da un manoscritto scoperto di recente a Gerusalemme ed attribuito alle messe dei cavalieri Templari, cantato magistralmente dall’Ensemble Organum, in cui appunto come dice il titolo, si ribadisce che “nel mezzo del cammin di nostra vita” siamo “nella morte”, cioè sempre vicini ad essa e sempre a rischio di incontrarla da un momento all’altro, chi allora se non Iddio può salvarci dalla morte eterna (quella che in effetti dovrebbe spaventare di più un cristiano)?
Il secondo brano proviene dal Requiem di Gabriel Fauré, un compositore a cavallo tra il 1800 ed il 1900 e, con la magistrale delicatezza per cui il compositore è famoso, trasforma la preghiera di liberazione dai peccati di un morente in un dialogo commovente tra egli e Dio, sottolineato splendidamente dal coro finale.
Due brani quindi che poco hanno a che vedere con la tristezza, ma che invece sottolineano la serietà e la serenità del credente nell’abbandonarsi al grande mistero della morte.

Anonimo – Chant des Templiers (Ensemble Organum) – Media vita in morte sumus

Gabriel Fauré – Requiem – Libera me Domine